
In molte aziende agricole, il pivot o l’irrigatore gira nel pieno pomeriggio, a volte con oltre 35 °C. Gli automobilisti si sorprendono, i social media si indignano, e la domanda torna ogni estate: perché irrigare il mais sotto il sole cocente quando si ripete ovunque che è meglio farlo la sera o al mattino? La risposta risiede in vincoli tecnici, normativi e agronomici che il buon senso domestico non copre.
Vincoli di portata e turni d’acqua sui reti collettive
Sul campo, non si sceglie sempre il proprio orario di irrigazione. La maggior parte degli irrigatori collegati a una rete collettiva funziona secondo turni d’acqua imposti dal gestore. Ogni agricoltore ha una fascia oraria assegnata, a volte nel pieno giorno, e deve utilizzarla pena la perdita del diritto per il turno successivo.
La portata disponibile nelle tubazioni diminuisce non appena più irrigatori prelevano contemporaneamente. Spostare tutti sulla notte o sul primo mattino creerebbe un picco di domanda incompatibile con le dimensioni della rete. Ci si troverebbe con pressioni insufficienti e coperture di irrigazione irregolari, quindi uno spreco d’acqua ben reale.
Molti agricoltori praticano l’irrigazione del mais sotto il sole non per negligenza, ma perché il loro turno cade tra le 10 e le 17. Rifiutare questa fascia significherebbe non irrigare affatto durante una fase in cui la coltura ne ha biologicamente bisogno.
L’irrigatore, sistema più diffuso per i grandi appezzamenti, impiega diverse ore a coprire la sua fascia. Avviare una rotazione la sera non garantisce che l’irrigazione sarà completata prima dell’alba. Il ciclo completo di un irrigatore supera spesso le dodici ore, il che rende illusoria l’idea di un’irrigazione esclusivamente notturna.

Fioritura del mais e stress idrico: perché ogni ora conta
Il mais è una coltura estiva la cui fase più sensibile alla mancanza d’acqua corrisponde precisamente alle settimane più calde. Intorno alla fioritura, un deficit idrico di pochi giorni può compromettere la fecondazione dei semi e far crollare significativamente il raccolto.
Aspettare la frescura della sera quando la pianta mostra segni di stress (arricciamento delle foglie, appassimento) significa accettare danni irreversibili sul rendimento. Irrigare immediatamente, anche alle 14, protegge la fecondazione meglio di un’irrigazione tardiva su un mais già in sofferenza.
Il suolo gioca anche un ruolo. Su terreni filtranti (sabbie, ghiaie), l’acqua scende rapidamente verso le radici e l’evaporazione superficiale rimane una frazione modesta del volume apportato. Su questi suoli, la differenza di perdita tra un’irrigazione diurna e una notturna è molto minore di quanto si immagini dal proprio giardino.
Evaporazione reale versus evaporazione percepita
Il grande pubblico sovrastima spesso le perdite per evaporazione in campo aperto. I sistemi a bassa pressione e gli ugelli anti-drifting limitano la dispersione delle gocce. L’acqua raggiunge il suolo, si infiltra e raggiunge la zona radicale in pochi minuti.
Le perdite misurate durante un’irrigazione a pioggia in condizioni calde variano a seconda del vento, dell’umidità e del tipo di ugello. Rimangono sufficientemente controllate affinché il beneficio agronomico superi di gran lunga il costo dell’evaporazione quando la pianta è in stress.
Ordinanze di siccità e finestre regolamentari di irrigazione
Dal manuale sulla siccità del ministero della Transizione ecologica pubblicato a maggio 2023 e modificato a luglio 2026, la gestione delle restrizioni di irrigazione distingue diversi livelli di allerta. Le ordinanze prefettizie impongono sempre più divieti orari di irrigazione durante il giorno, tipicamente tra le 11 e le 18, per le grandi colture.
Queste restrizioni spingono gli agricoltori a riorganizzare i loro turni d’acqua. I resoconti variano su questo punto: alcuni dipartimenti applicano deroghe per le colture in fase critica, altri no. In pratica, la normativa crea una mosaico locale in cui ogni agricoltore deve fare i conti con le fasce autorizzate.
- In livello di vigilanza, l’irrigazione diurna rimane generalmente possibile senza restrizioni orarie.
- In allerta, appaiono fasce di divieto, spesso tra le 11 e le 18 per l’irrigazione classica.
- In crisi, l’irrigazione può essere completamente sospesa, salvo deroghe mirate per sementi o giovani piante su una parte limitata della superficie irrigata.
Il quadro modificato nel 2026 consente allentamenti mirati anche in livello di crisi per alcune superfici e tipi di colture, a condizioni rigorose. L’agricoltore che irriga alle 15 non infrange necessariamente la legge: può operare in una finestra autorizzata dall’ordinanza in vigore nel suo dipartimento.

Sistemi di irrigazione localizzata e adattamento al cambiamento climatico
L’aumento delle zone in cui l’irrigazione è vietata accelera la transizione verso sistemi localizzati. L’irrigazione a goccia interrata o superficiale e la micro-irrigazione consentono di irrigare senza vincoli orari, poiché l’acqua viene depositata direttamente a livello del suolo o delle radici.
L’investimento iniziale è più elevato rispetto a un irrigatore classico, ma questi sistemi offrono diversi vantaggi operativi:
- Nessuna restrizione oraria, anche in periodo di crisi, nella maggior parte delle ordinanze prefettizie.
- Riduzione delle perdite per evaporazione e per deriva del vento, il che migliora l’efficienza di ogni metro cubo apportato.
- Possibilità di fertirrigazione (apporto di fertilizzanti tramite la rete d’acqua), che riduce il numero di passaggi meccanici sul campo.
- Mantenimento di un tasso di umidità costante nel suolo, favorevole allo sviluppo radicale.
Su aziende che coltivano mais da seme o mais da granella su suoli filtranti, l’irrigazione a goccia interrata si impone come l’alternativa sostenibile di fronte al inasprimento normativo. Il sovrapprezzo si ripaga su più campagne grazie ai risparmi d’acqua e alla flessibilità d’uso.
Gestione dell’acqua a livello di bacino idrografico
La questione va oltre l’appezzamento. Gli organismi di gestione del bacino idrografico distribuiscono i volumi tra irrigatori, enti locali e ambienti naturali. Un agricoltore che irriga durante il giorno utilizza un quota attribuita in precedenza, non acqua “rubata” dal rubinetto del vicino.
La ricerca di nuove risorse (bacini collinari, riutilizzo di acque reflue trattate) fa parte delle piste esplorate per garantire l’irrigazione senza aggravare la pressione sui corsi d’acqua in periodo estivo.
L’irrigazione del mais sotto il sole cocente è il risultato di un arbitrato tra vincoli di rete, bisogni fisiologici della pianta e quadro normativo locale. Finché i turni d’acqua collettivi e i cicli degli irrigatori impongono fasce diurne, questa pratica rimarrà comune. L’evoluzione verso sistemi localizzati e una gestione più fine dei volumi costituisce la tendenza di fondo, sostenuta tanto dalla normativa quanto dalla realtà climatica delle estati recenti.